L’idea di lavorare con i bambini c’è da subito piaciuta. Non tanto, o almeno non solo per quella sorta di magia che aleggia intorno ai bambini, ma perché ci avvicinavamo a una cosa totalmente nuova per noi e per la nostra musica. Non di facile ascolto per gli adulti, proporre le nostre idee musicali a dei bambini però ci ha posto dall’inizio davanti a delle problematiche. Certo i due incontri ci hanno dato una certa carica, non lo nascondiamo, ma non ha del tutto spazzato via le nostre perplessità. Stare davanti a quei grembiuli, a quelle faccette, chi più innocenti e chi più invece malandrine, ci ha anche emozionato un po’. Il bello dei bambini è che non si preoccupano di chiedere le cose, non hanno preconcetti dietro che gli fanno da spauracchi, non hanno paura, in definitiva, di fare quelle famose domande stupide che a volte aiutano molto di più di strutture cervellotiche. E allora ti chiedono cose molto semplici ma cui è piuttosto difficile rispondere. E allora cerchi di spiegare cose che a loro molto probabilmente non interessano. Tiri fuori gli strumenti – in entrambe le scuole abbiamo portato un piccolo equipaggiamento live, proprio per fargli vedere da vicino con cosa facciamo musica – e loro rimangono affascinati dalle chitarre, dalla batteria. Chiaramente hanno una percezione dell’industria musicale e del mondo musicale in generale, molto fiabesco; “siete venuti in limousine?”, “quante volte siete stati a Sanremo?”, “avete mai suonato all’Arena di Verona?” “ma siete italiani o inglesi?” e così via.

Nel primo incontro, nella scuola primaria Ripandelli a Civitella Roveto, i nostri parolieri erano già grandicelli, e la loro attenzione e il loro interesse erano più focalizzati sul fare musica in maniera pratica, sugli strumenti insomma, chiedendo quanto costa una chitarra piuttosto che una batteria oppure come si fa a scrivere una canzone. E tu stai lì veramente a cercare di spiegare l’inspiegabile, a parlare della musica e del testo, cercando di usare termini comprensibili, lasciando fuori paroloni e stereotipi.

Cosa ancora più estraniante è stato l’incontro nella scuola primaria di Canistro, a pochi chilometri da Civitella Roveto, dove i nostri spettatori erano più piccolini e naturalmente, ma soprattutto giustamente, erano più interessati al nostro fare confusione che alla musica in sé.

In entrambe i casi abbiamo trovato un corpo docente piuttosto entusiasta e disponibile – unico neo una maestra poca disposta a rinunciare a un’ora del proprio giorno libero – che speriamo vivamente non interferisca troppo con l’operato dei bambini nella stesura del testo.

Interessante però è stato in questi incontri notare come la banda musicale del comune coinvolga diversi bambini nella propria scuola musica e come alcuni abbiano una familiarità con gli strumenti molto disinvolta. Quanto poi ci siamo ritrovati in sala prove per buttare giù delle idee è stato tutto più difficile. Scrivere a comando non è facile. Uso comando perché meglio riflette la situazione in cui ci siamo trovati. Trovarsi a dover tener conto di diversi fattori che vanno a cozzare duramente con il nostro modo di lavorare e la nostra idea musicale. Le nostre composizioni normalmente non hanno uno svolgersi non lineare e non seguono la comune forma canzone. E invece qui abbiamo dovuto pensare che il prodotto finale sarebbe stato destinato a dei bambini, che loro avrebbero dovuto cantarci sopra e doversi barcamenare tra strutture troppo complesse non sarebbe stata la condizione migliore. All’inizio questa cosa ci ha messo in serie difficoltà. Poi ci siamo detti che innanzitutto doveva essere qualcosa che piacesse a noi, magari senza esagerare in alcuni punti, che i bambini non sono certo incapaci e che l’importante era fare una cosa genuina e che ci avrebbe diverti a lavorarci per e con i bambini.

Questo aspetto della composizione e del confrontarci con una cosa tanto sconosciuta quanto imprevedibile come il “cosmo bambino” ci sta piacendo veramente molto e non vediamo l’ora di arrivare alla fine.

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 17 Marzo 2010 20:46)